Ricostruiamo l'Italia con le rinnovabili
Ecco la bozza del manifesto del fotovoltaico per il nuovo governo. Leggete, emendate e diffondete... La pagina di facebook dedicata
Lo spread ci opprime. Ma il sole può salvarci, rovesciando logica e ragioni della congiuntura finanziaria.
La crisi di credibilità economica che viviamo non condanna solo le incurie politiche del passato, o l'incapacità di guardare al futuro, piuttosto misura l'inadeguatezza della politica nazionale a sintonizzarsi e governare le straordinarie opportunità del presente. Proprio la possibilità di afferrare la coda di una sorprendente fase tecnologica, economica, sociale e dunque , tutta politica, che ci sta attorno, che accreditiamo al nuovo governo, e anche al dibattito autocritico che sta facendo irruzione nei partiti italiani, è la molla che ci riporta in campo.
L’Italia ha una straordinaria opportunità che le si para di fronte , grazie al combinato disposto delle nuove soluzioni digitali, che rendono più leggere e sostenibili le infrastrutture produttive, e le ricchezze di fonti rinnovabili, che la renderebbe, come dice Jeremy Rifkin “quello che l’Arabia Saudita è per il petrolio.
Siamo una comunità di imprenditori, tecnici, scienziati, studiosi, professionisti e soprattutto di cittadini, che abitano il presente e vogliono esserne parte. Vogliamo credere che il nuovo governo ritenga utile confrontarsi anche con noi per rafforzare l’impegno a tirare fuori dalla crisi il nostro paese,grazie a culture e pratiche diverse rispetto a quelle che lo hanno fatto precipitare nel baratro, a partire da una valorizzazione esplicita delle energie rinnovabili.
Le Nazioni Unite si appellano al senso di sopravvivenza degli Stati affermando che "lo sviluppo sostenibile è quello che soddisfa le necessità delle attuali generazioni senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare le proprie" (Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo dell'ONU, 1987). L’europa alla quale ci appelliamo per riparare agli scvompensi dello spread finanziario, ci sollecita fermamente a rimetterci in marcia per raggiungere nel 2020 quota 17% del totale fabbisogno energetico ricavato dalle rinnovabili.
Ma è soprattutto il senso di realtà che ci dovrebbe spingere in quella direzione. I tre grandi mercati energetici - Nord America, Europa e Asia Pacifico (India,Cina, Oceania) - consumano oggi il 78% del petrolio e dispongono solo del 10% delle riserve, così per il gas consumano il 61% e hanno l'85% delle riserve e per il carbone le percentuali sono l'88% ed il 35%. In tutto ciò, mentre le emissioni di Co2 crescono del 1,2% annuo nei paesi in via di sviluppo la crescita è del 2,8%. Se la Cina e l'india avessero le emissioni pro capite del Giappone la concentrazione di CO2 nell'atmosfera aumenterebbe del 40%.
In questo contesto, La spinta al cambiamento viene proprio dalle ambizioni di ogni cittadino che progredendo e crescendo socialmente pretende di vivere meglio, di essere circondato da ambienti salubri, di trovare occasioni di partecipare al meglio della vita, culturale, sociale civile ed economica dell propria nazione.
Qui risiede il Made in Italy che il nostro paese può travasare nel Made in Europe per ritrovare un primato dentro le difficili sfide della globalizzazione.
Ci sono piste concrete per questo cammino di trasformazione. Ma nessuno sembra volerle realmente percorrere.
Anzi, abbiamo assistito a scelte cervellotiche e autolesionistiche: si è voluto più che tagliare , rendere precario e ingestibile, l’intera politica degli incentivi alle fonti energetiche rinnovabili, mettendo l'Italia in contrasto con gli indirizzi europei ed esponendo il paese a nuovi contenziosi e a prevedibili sanzioni.
Entro il 2020, in base al Pan (piano di azione nazionale), presentato dal Ministero dello sviluppo economico alle rappresentanze del settore energetico nella primavera scorsa, dovremo produrre da fonti rinnovabili più di 105 miliardi di kWh/anno in energia elettrica, ma occorre tenere presente che nel 2005 ne abbiamo prodotti per soli 56 miliardi.
Si prevede di triplicare la produzione di energia termica (caldo/freddo) e moltiplicare di sette volte la produzione di biocarburanti. Si prevede di contenere i nostri consumi di energia primaria ai livelli attuali, pari a 131 milioni di TEP (tonnellate equivalenti di Petrolio).
Per arrivare a questi obiettivi, il settore richiede di rimuovere gli attuali ostacoli di tipo burocratico/autorizzativo e relativi allo sviluppo della rete elettrica, che impediscono la certezza e la stabilità delle prospettive di investimento nel settore.
Per sviluppare un settore ad alto contenuto tecnologico con un significativo indotto occupazionale è necessaria una politica coordinata conseguente sia sul piano normativo che su quello dell'organizzazione amministrativa.
Vogliamo subito dirlo. Noi non vogliamo andare all'assalto di ipotetiche diligenti pubbliche. Chiediamo l'inverso: rigore e coerenza. Chiediamo al nuovo governo un Piano di Azione Nazionale coordinato ed efficace sia sotto l'aspetto normativo e fiscale, sia riguardo le azioni delle amministrazioni locali e delle Regioni nonché dell'Europa.
Vogliamo abbassare i costi finali di produzione, incrementare l'efficienza. Vogliamo ripristinare il buon senso. Ad esempio: se è vero che oggi la Germania produce dieci volte l'energia fotovoltaica che produciamo noi "Paese del Sole", va ddetto che, in presenza di una competizione tra Sistemi Paese “normali”, essa non sarebbe in grado di reggere la competizione con paesi mediterranei come Portogallo, Spagna, Italia, Grecia. E invece oggi, non solo la regge, ma incredibilmente la domina.
Ebbene, il governo, la politica, la cultura più complessiva di una comunità nazionale, devono ora guidare la strategia energetica. La Germania ci mostra come si può pianificare la riconquista di un primato,dopo aver, non senza travagli, maturato la drastica decisione di uscita dal Nucleare, proprio grazie ad una mirata e concertata azione di vitalizzazione delle iniziative specifiche nel campo delle rinnovabili.
Alla luce degli enormi cambiamenti di scenario avvenuti in questo 2011, che nuova funzione deve allora avere la politica pubblica per abbracciare una auspicabile e vicina “terza rivoluzione industriale” centrata sulle rinnovabili?
Noi suggeriamo 5 semplici, ma innovative ed equilibrate, proposte:
1) Superamento decreto Romani, con i suoi tagli lineari agli incentivi, e ladefinizione di un nuovo modello che agganci il sostegno al fotovoltaico alle medie europee, una specie di spread energetico che guidi gli investimenti nazionali nelle fnt rinnovabili.
2) Nuovo regime per i terreni agricoli, che diversifichi il regime normativo tra i terreni incolti e quelli sottratti a colture.
3) Piano regolatore dell'energia nei grandi e medi comuni, con l'istituzione di un assessorato all'energia.
4) Costituzione di un fondo per la valorizzazione del patrimonio immobiliare e culturale pubblico tramite efficienza energetica.
5) Istituzione di una conferenza nazionale dei servizi energetici dove far sedere i grandi monopolisti accanto a tutti gli attori del settore.